GIORNATA DELLA MEMORIA

75 anni dall’apertura dei cancelli del Campo di Auschwitz-Birkenau

Data:

domenica, 26 gennaio 2020

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1945 - 27 gennaio - 2020

Cari bambini e cari ragazzi,

a scuola la memoria, molto –forse troppo- spesso è legata allo studio, ma la Giornata della Memoria, ci chiede qualcosa di più che farci raccontare, o studiare, e ricordare un evento del passato.

A cosa serve questa "giornata della Memoria", se dobbiamo “ripeterla” ogni anno?

I vostri insegnanti si arrabbierebbero molto se ogni anno dovessero ricominciare tutto da capo: lettura, scrittura, tabelline, poesie… e tutto il resto.

Invece in Italia c’è una legge che ci dice che dobbiamo celebrare questa giornata ogni anno https://www.camera.it/parlam/leggi/00211l.htm :

“(…) In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere.”

Questa legge mi piace molto, perché chi l’ha scritta ha capito una cosa importante e cioè che la Giornata della Memoria funziona solo se celebrata nelle scuole, fra i bambini e i ragazzi. E sapete perché?

Perché chi ha scritto questa legge sa che le cose che si imparano attraverso le emozioni, non si dimenticano mai e solo alla vostra età le emozioni sono così vive e importanti da permettervi di imparare senz dimenticare.

Così, anche se solo voi sapete cosa provate quando vi raccontano della guerra, dell’olocausto, di milioni di persone che non ci sono più a causa della cattiveria dell’uomo, io sono certa che nessuno di voi mi risponderebbe che prova INDIFFERENZA. Che non gli importa nulla.

Per questo vi voglio lasciare le parole di Liliana Segre, una donna che oggi ha quasi novant’anni, sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz, come parole che danno SENSO E SIGNIFICATO a questa giornata anche oggi, nell'anno 2020, dopo 75 anni dalla scoperta di ciò che si nascondeva dietro i cancelli dei campi di sterminio.

Da bambina Liliana fu espulsa da scuola perché di origini ebraiche. Fu incarcerata con il padre a tredici anni, da innocente e, sempre da innocente, come milioni di altre persone, a quattordici fu deportata ad Auschwitz, dove rimase sola, a vivere un’esperienza terribile e inimmaginabile.

Oggi, dopo settantacinque anni da allora, la signora Liliana racconta ancora la sua esperienza nelle scuole ed è stata nominata, nel 2018, Senatrice a vita della Repubblica italiana per questo suo impegno a favore della Memoria.

“L’indifferenza, sì. A volte, quasi sempre, è più grave della violenza. Perché dalla violenza uno sa che si deve difendere e si prepara, magari poi non ci riesce, però è preparato. Invece l’indifferenza di chi volta la faccia dall’altra parte, di chi non ti saluta più, di chi non si ricorda più di telefonarti, di chiederti come stai e dirti “sono vicino a te in questo momento che sei in disgrazia!”, è pesantissima, gravissima. Fa male.”

“Sono le persone civili, le persone rette, le persone giuste e quelle che fanno il loro dovere, i forti. Non quelli che hanno cercato, anche su di me, di averla vinta”

“Per questo poi ai ragazzi che incontro nella mia testimonianza dico che non sono deboli, nessuno di loro lo deve pensare. E voglio dirglielo anche da qui, come faccio quando li vedo nelle scuole. Non dite mai che non ce la potete fare, non è vero. Io ho sperimentato sulla mia pelle quanto l’uomo sia capace di lottare per rimanere attaccato alla vita. Non appoggiatevi a nessuno: dovete trovare la forza in voi stessi per andare avanti e raggiungere i vostri obiettivi, superando le difficoltà. E non bisogna neppure pensare che la colpa di quel che ci accade sia degli altri. La professoressa. La mamma o il papà. L’amico che mi tradisce. No, ognuno di noi è fortissimo e responsabile di se stesso. Semmai, possiamo aiutare gli altri a rendersene conto. Dobbiamo camminare nella vita, una gamba davanti all’altra.

Che la marcia che vi aspetta sia la marcia della vita, e non della morte.”

 

Tratto da Liliana Segre, Scolpitelo nel vostro cuore, Ed. Piemme

 

E questo è il mio augurio per voi. Perché la giornata della memoria non sia solo il 27 gennaio di ogni anno, ma ogni giorno: non arrendetevi davanti alle ingiustizie. Scegliete sempre di stare dalla parte della giustizia e non della prepotenza, perché ognuno di voi è fortissimo e può fare la differenza nelle piccole cose di ogni giorno.

Con affetto e stima per tutti voi,

la vostra Preside

Livia

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